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Sembra carne ma non lo è: un business da 20 miliardi di $

In questo articolo ti parliamo di The Impossible Foods, un’azienda che produce sostituti per la carne a base di vegetali e più in generale del business che si nasconde dietro questa “carne finta”.

The Impossible Foods è il luogo, ormai non l’unico, in cui mangi un burger che ha tutte le sembianze (e anche il sapore!) di un burger di carne come siamo soliti intenderlo, ma non lo è.
La verità è che non c’è alcuna traccia di carne. “Il finto” burger è prodotto in laboratorio da un team di biochimici ed esperti che creano cibi del tutto vegetali.

Gli obiettivi dell’azienda sono due:

  1. creare una valida alternativa per chi la carne proprio non riesce a mangiarla;
  2. limitare i problemi legati agli allevamenti intensivi.

Il motivo per cui lanciamo questo nuovo prodotto”, ha affermato il Ceo della società americana, Pat Brown, “è che la carne di maiale è la più consumata al mondo. Gli allevamenti di maiali però, come quelli bovini, causano enormi danni all’ambiente, senza contare che solo il 10% delle proteine consumate dal maiale viene convertito nel prodotto finale che finisce in tavola, mentre nel nostro prodotto è il 100%”.

Perché si dovrebbe ridurre, se non eliminare del tutto, il consumo di carne?

Perché gli allevamenti intensivi con il loro altissimo consumo di risorse vegetali, l’inquinamento atmosferico che producono e i rifiuti da smaltire, sono un grande problema per la salute del nostro pianeta, per l’ambiente e la reperibilità di risorse a livello globale.

Possiamo fare molto nel nostro piccolo per rendere il mondo un posto migliore, per noi e per le generazioni future. Piccole abitudini che a lungo andare, se coltivate da tutti, possono fare la differenza. Se ti sei perso l’articolo sulle 7 cose che possiamo fare per salvare il pianeta, lo trovi qui!

impossible food

Come produce I burger The impossible foods?

Come abbiamo già detto la produzione dei finti burger avviene in laboratorio e le fasi di preparazione sono 4:

  1. Si estraggono alcune cellule staminali (con una biopsia non invasiva) dal muscolo di una mucca. Queste cellule riescono a moltiplicarsi da sole e ne creano altre.
  2. Le cellule staminali vengono poi lasciate in incubazione in un brodo vegetale che permette una moltiplicazione continua e la creazione di un tessuto appiccicoso.
    Il vero segreto è l’Eme, una molecola presente nell’emoglobina che si estrae da fonti vegetali come spinaci o piselli. È grazie all’eme che il nostro finto burger sarà di colore rosso, con un’alta presenza di ferro e trasformerà il gusto che sarà poi molto simile a quello della carne animale.
  3. Si passa a modellare la materia formatasi grazie all’Eme.
  4. La quarta e ultima preparazione consiste nell’atto del cucinare “vero e proprio”.
    I filamenti vegetali vengono tritati e amalgamati con altri ingredienti per dare il sapore desiderato.

Il progetto dietro “The impossible Foods” è ambizioso, forte e umano perché pensa a un bene molto più grande.

Pone un pensiero e ne da una spiegazione reale, non si limita al “mangiare troppa carne fa male!”. Il messaggio principale ovviamente è rivolto ai produttori di carne e altri derivati animali, che secondo le stime dell’Onu sarebbero responsabili di circa il 20% dei gas serra emessi nell’atmosfera.

Altri business di carne vegetale

Secondo la CNBC nei prossimi anni il settore della carne vegetale potrebbe arrivare a valere oltre 140 miliardi di dollari.

Nature’s Find

Anche Bill Gates e Jeff Besos hanno investito parte della loro fortuna nella Nature’s Fynd: una piccola azienda di Chicago che produce carne vegana a base di proteine ottenute dalla fermentazione di un fungo. E vista la situazione, che potrebbe portarci a una scelta futura netta: veganismo o l’apocalisse, non sorprende vedere come Bill Gates e Jeff Bezos abbiano messo gli occhi su questa succosa opportunità di business.

Veganuary

Nel Regno Unito il movimento e sito Veganuary, in una sola campagna online ha convertito oltre 500mila inglesi. In Italia, secondo il 32° rapporto Eurispes, quasi il 10% della popolazione si alimenta in maniera sostenibile e “cruelty free”. Nel 2019 era il 7%. Una percentuale che è destinata a crescere nei prossimi anni.

Heura Foods

Heura Foods, invece, è una delle aziende a più rapida crescita in Europa nel plant based. 
La startup spagnola ha chiuso il 2020 con un fatturato di 8 milioni di euro,triplicando quello dell’anno precedente. Tra l’altro, durante l’ultimo trimestre del 2020 è riuscita a raggiungere lo stesso fatturato di tutto il 2019, registrando una crescita sostenuta nonostante una situazione di mercato non facile, vista la pandemia. Nel 2021, grazie a una raccolta di crowdfunding, è riuscita a raccogliere circa 12 milioni di euro.

Concludiamo l’articolo con una frase che può sembrare banale, ma ripetere è sempre un bene:
il pianeta è il POSTO di tutti.

Il suo equilibrio precario è un problema che riguarda ognuno di noi, senza alcuna distinzione. Non dimenticare che la difesa dell’ambiente coincide con la salvezza dell’umanità. Sii un consumatore consapevole.

Tu quanta carne mangi a settimana?
Hai mai pensato di ridurre il suo consumo?

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