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Il posto fisso: l’80% dei giovani lo desidera

“E tu Checco, che vuoi fare da grande?”
“Io voglio fare il posto fisso.”

Questa frase presa in prestito dal nostro caro “amico” Checco Zalone, un uomo dalla mente geniale, racchiude a pieno il concetto legato al luogo comune del “posto fisso”.
Sembra una barzelletta, una battuta detta tra amici per ridere, un banale exploit per apparire simpatici (ma di certo non brillanti!), invece è la gabbia mentale in cui ci ritroviamo.

Anche Luca Medici, confessa, prima di diventare Checco Zalone lo ha rincorso: «Sono laureato in giurisprudenza, ho fatto il concorso come vice ispettore di polizia. E un altro all’Inail. Mi hanno bocciato entrambe le volte».

Oggi possiamo affermare a gran voce che questa è stata la sua fortuna.

Quella del posto fisso è, per quanto ci riguarda, un’agonizzante ossessione lunga generazioni, da cui vorremmo stare il più lontano possibile.

In Italia, invece, sembra quasi un paradiso in terra: sicurezza, benefici e rassicuranti abitudini.
Ma si tratta davvero di questo?

C’è da dire che quest’ossessione è un concetto tutto italiano, che riflette una situazione economica poco rassicurante. È infatti il secondo Paese con la maggiore proporzione di occupati nello stesso posto da più di 10 anni. Il 54,3%. Contro il 49,2% della Francia, il 46,3% della Germania, il 45,5% della media UE, o il 38,2% del Regno Unito.

Nel frattempo USA E CINA si sfidano a colpi di “Unicorni”.
Infatti le start-up valutate più di un miliardo di dollari nascono in Cina con lo stesso ritmo degli Stati Uniti.

È un peso ammetterlo, soprattutto per noi che amiamo in modo particolare la nostra terra, ma c’è qualcosa che non funziona! E ci dispiace ancor di più dire che ciò che non funziona è la mentalità, l’idea che abbiamo (e che ci è stata inculcata) della vita e delle possibilità che abbiamo di renderla unica e piena, piena zeppa di opportunità.
Invece di cosa ci accontentiamo? Di viverla così come viene, alla ricerca di una sicurezza (che poi sicura al 100% non lo è), condannati da noiose routine che non ci rendono umani, ma macchine al servizio di un qualcosa.

Non siamo folli, a confermare la nostra teoria infatti sono i dati:

il posto fisso (magari statale), secondo un’indagine di Swg, è ancora tra l’aspirazione dei più.

OSANNARE IL POSTO FISSO O PROVARE A OSARE?

Siamo certi che il mondo oggi sia pieno di opportunità e che quest’ultime, a modo loro, ci siano anche in Italia; basta sapere cosa cercare, informarsi, formarsi e fare di tutto per provare a renderle concrete. Una cosa è certa: bisogna saper osare senza avere paura.

Il posto fisso è la nostra ossessione e lo è stata per quelli prima di noi, ma è un sistema vecchio, che non mette in conto l’evoluzione incredibile in atto, a livello mondiale.
Si, senza troppe frottole, bisogna avere coraggio, ma in mezzo a così tanto marasma, in uno Stato che a tutto pensa tranne che al bene reale dei propri cittadini, è innegabile che ci siano, PER TUTTI, una miriade di possibilità che per altri non c’è stata.

Ognuno è l’artefice del proprio destino e al mondo c’è bisogno di tutti: insegnanti, dipendenti alle poste, postini e corrieri. Esistono persone dinamiche, chi è intraprendente e a chi invece piace lavorare quotidianamente nello stesso posto e svolgere gli stessi incarichi.

Quello che proviamo a dirvi è che un futuro migliore è possibile, se solo provassimo a renderlo tale.

E invece? In un’epoca dove la flessibilità è diventato un requisito fondamentale per adattarsi al cambiamento, l’italiano medio rimane fermo, nella convinzione che il posto fisso sia ancora la chimera, da desiderare per tutta la vita.

Il contratto stabile rimane fondamentale per un italiano su due (49 per cento) e importante, per quanto non prioritario per uno su tre (39 per cento).

Follia? No, è realtà.

Secondo la ricerca, infatti, solo due italiani su dieci (19 per cento) preferiscono rischiare e avviare un’attività in proprio.

Ma la vera sorpresa viene da questo dato: chi avverte maggiormente il bisogno di poter contare su un posto fisso sono i giovanissimi tra 18 e 24 anni (81 per cento), ovvero quella parte della popolazione che dovrebbe essere più propensa al rischio, disposta a mettersi in gioco, ad esplorare e viaggiare, conoscere e rendersi conto che la bolla di cristallo in cui si è nata svanisce, e lo fa per davvero, in un secondo.

 

PERCHÉ LA DEMONIZZAZIONE DEL “POSTO FISSO” CI HA RESI SCHIAVI?

Siamo ciò che sentiamo, e non perché diventiamo pappagalli con il tempo, semplicemente ci fidiamo di chi ci vuole bene e prova a insegnarci qualcosa. La realtà è che sono 20 anni che “il posto fisso non esiste più” e da quando non c’è l’italiano medio lo cerca in modo ancor più disperato.

 

Il punto è: sei davvero felice? Fai quello che ti piace? Se dovessi morire domani, saresti soddisfatto della tua vita?

Il problema reale, soprattutto per i giovani, è l’insoddisfazione.
L’insoddisfazione nel condurre una vita grama, nonostante il buon posto di lavoro.

Fisso non vuol dire felice, né tanto meno sicuro al 100%. Il contratto a tempo indeterminato non ti assicura che, ad esempio, l’azienda per cui lavori non fallirà mai e poi mai, questo non ti è dato saperlo. Non ti assicura neanche che sarai lì in quella posizione per sempre, perché di fatto esistono metodi per licenziare nonostante il contratto indeterminato.

E poi, cosa ancor più importante, il posto fisso non è più sinonimo di ricchezza. E questa cosa è diventata un grosso problema.

Sai cosa significa l’acronimo inglese JOB? Significa “Just over broke”, cioè appena sopra la soglia di sussistenza, appena sopra la soglia del fallimento.

COME USCIRE DA QUESTA TRAPPOLA?

Non basta lavorare per essere liberi, la libertà è un’altra cosa se non è legata a una sensazione di pace e benessere interiore.

Siamo la generazione del cambiamento, della tecnologia che si evolve a vista d’occhio, delle nuove possibilità.

Siamo la generazione che ha disposizione tutti gli strumenti per dimostrare (ai “grandi”, che alle volte si dimenticano la magia della felicità e che non hanno ben compreso l’evoluzione che stiamo vivendo) che si può svolgere il lavoro sognato e soddisfare davvero tutti quei bisogni reali e concreti (come il mantenere una famiglia, ad esempio) ed essere felici.

E se c’è qualcuno che ci riesce, vuol dire che farlo non è impossibile.
Se qualcuno l’ha fatto, puoi riuscirci anche tu.

Se l’Italia è un Paese vecchio, la colpa è anche un po’ nostra.
Svegliamoci! Smettiamola di ragionare con vecchi schemi di pensiero, smettiamola di farci condizionare dalla mediocrità, dall’accontentarsi, siamo nel 2020. Siamo nel mondo migliore di sempre!

Il cambiamento c’è ed è evidente, l’illusione della sicurezza potrebbe portarti a vivere una vita insoddisfacente, triste e molto faticosa.

Rischia, non guardare solo le fatiche, punta alle soddisfazioni.

Buttati in un progetto, informati sulle nuove possibilità che ci sono per guadagnare.
Troverai molti spunti nel nostro blog, lasciati ispirare e allarga le tue vedute.

 

Meritiamo di vivere una vita piena ricca ed emozionante. Ma sono le nostre scelte a creare il nostro destino.
E soprattutto, credi in te stesso perché sei molto di più di un “posto” da occupare.

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