STORIE DI SUCCESSO

Jan Koum: dopo 1000 rifiuti, l’invenzione di WhatsApp

Oggi ti parliamo di Jan Koum, il founder di WhatsApp, l’app di messaggistica istantanea che difficilmente non troveremo installata all’interno di un telefono.

L’app nata nel 2009, oggi conta oltre i 2 miliardi di utenti, ed è una tra le più utilizzate al mondo.
Se ci pensi, da quanto tempo non passi una giornata intera senza aprire Whatsapp?

Sì lo sappiamo, starai pensando: “Eh ma con tutti i gruppi su WhatsApp tra famiglia, amici e lavoro è un dramma”.
Eppure tra quelle maledette spunte blu, verdi e grigie (ahia!), la verità è che quest’applicazione non riusciamo a non utilizzarla.

Ad ogni modo la storia di Koum è una storia di perseveranza. È la storia di un bambino forse un po’ sfortunato (anche se a oggi non si direbbe), ed è la storia di un ragazzo che a scuola non era di certo un genio, anzi, è riuscito a malapena a diplomarsi.

Possiamo affermare senza dubbio che Koum non si aspettasse di certo di diventare l’ideatore dell’app più scaricata di sempre. Cosa l’ha aiutato? Il giusto mindset.

Sappiamo bene cosa vuol dire cominciare da zero. Non siamo partiti dall’Ucraina come Koum o da un garage come Jeff Bezos, ma il nostro ufficio è sempre stato mobile, siamo sempre stati dei nomadi digitali e abbiamo continuato a credere nella nostra idea nonostante tutto. Con questo vogliamo sottolineare che non importa dove tu sia o quali siano le tue origini, se hai una buona idea puoi renderla concreta, ovunque.


Chi era Jan Koum prima di WhatsApp?

Dalla fuga dall’Ucraina all’emigrazione negli Stati Uniti tra licenziamenti, rifiuti e anni di stop, fino al successo.

«A casa le cose non andavano meglio, l’acqua corrente mancava e il telefono non lo usava nessuno perché tutto era controllato dall’autorità. Tutto era così chiuso. Non avevi bisogno di leggere “1984” di George Orwell, perché lo stavi vivendo», questo è ciò che ha raccontato Koum in una delle sue rare interviste.

Certo, incredibile come poi dall’affermazione “il telefono non lo usava nessuno”, sia stato lui  l’uomo che ha reinventato il nostro modo di comunicare.

A 16 anni si trasferisce in America in cerca di una vita più dignitosa ed è li che si appassiona all’informatica. Studia da autodidatta con i manuali presi in prestito dalle biblioteche pubbliche.
A conferma del fatto che puoi diventare davvero chi vuoi, e che se hai un obiettivo da raggiungere puoi farlo.

Nel 1997, dopo tutte le conoscenze acquisite, riesce ad ottenere un posto di lavoro da Yahoo, dove conosce Brian Acton (il co-fondatore di Whatapp). Lavora qui per quasi 10 anni, fino a quando nel 2007 decide di licenziarsi.

Jan Koum e il sogno di lavorare per Facebook

Ebbene sì, Koum lascia il lavoro da Yahoo perché aveva un sogno, collaborare con una piattaforma che in quegli anni aveva creato un qualcosa di incredibile: Facebook.

Inutile negarlo, il sogno si è infranto subito, per Mark Zuckerberg è stato un no secco!

Nonostante la sconfitta e il rammarico il futuro founder di Whatsapp ha continuato dritto per la sua strada, si è interessato al mondo delle app, in modo particolare ad una funzione che riuscisse a mettere in contatto le persone tra loro, senza necessità di password e account, ma solo attraverso il numero di cellulare. Riesce così ad ottenere un prestito di 250 mila dollari, che fa letteralmente decollare l’applicazione.

Whatsapp e Facebook: potremmo dire legge di attrazione?

Probabilmente la soddisfazione più grande, più che per l’app stessa, Koum l’ha provata quando Mark Zuckerberg decide di invitarlo a cena, dopo aver rifiutato la sua presenza in azienda, per comprare la sua creazione: “a qualsiasi prezzo”.

Nel 2014 Koum ha infatti ceduto la sua applicazione per ben 19 miliardi di dollari dopo una lunga e articolata contrattazione.

Forbes stima che oggi, dopo la cessione a Facebook, il patrimonio di Jan Koum sia pari a 10,2 miliardi di dollari.
Il founder di Whatsapp quindi, non è solo uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti, ma anche un esempio di come l’impegno, la tenacia e la perseveranza ripaghino sempre, sia nel breve ma soprattutto nel lungo periodo.

jan koum

Cosa puoi prendere da questa storia:

  1. Il titolo di studio non ti rende superiore.
  2. Non dipende da dove nasci, ma chi decidi di essere.
  3. Il tuo futuro non ha niente a che fare con il tuo passato.
  4. Scegli un ambito specifico e formati su quello.

Non ci saranno mai venti favorevoli se non sarai tu a dirottare la barca nella giusta direzione.
Assumiti il rischio e non rimanere immobilizzato dalla paura, sii la versione migliore di te stesso.

Da emigrato in fuga a businessman di successo? Sì!

Se hai un’idea di business o un sogno nel cassetto ma non sai come metterlo in pratica, sei nel posto giusto. Scrivici!

O ancora, se sei alla ricerca di un lavoro che possa davvero darti il giusto mindset e delle prospettive di vita rosee, scrivici comunque qui!

Se l’articolo ti è piaciuto, invece, lasciaci un commento, e grazie per essere arrivato fin qui!

Questa rubrica di “Storie di successo” è stata pensata principalmente per un motivo: ISPIRARTI.
Ognuna di queste storie può lasciarti qualcosa, sta a te coglierne il senso più profondo per trovare la tua personale chiave di volta.

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