Abbiamo chiamato la nostra azienda Pink Different, e ci sono vari motivi dietro alla scelta di questo naming, qui ne trovi alcuni. Abbiamo sempre sostenuto, e sempre sosterremo, una visione del business basata sull’etica, sui valori e sulla trasparenza, insomma: per noi il rispetto e l'integrità sono una priorità.
Quello che è accaduto in questi giorni, è per noi moralmente riprovevole e lo è per due motivi specifici:
- Strumentalizzare i bambini per una campagna pubblicitaria è squallido, poco professionale, poco umano.
- Con il nostro brand anihma.it, abbiamo creato un progetto nel progetto a stampo sociale, a sostegno e tutela dei bambini. Crediamo che, in quanto adulti, abbiamo la responsabilità di proteggere e preservare il benessere dei bambini, rispettando il loro diritto a un'infanzia sicura e serena, aiutandoli soprattutto nella malattia.
Per questo ci sentiamo in dovere di apportare alcune modifiche a questo articolo e di riconsiderare il nostro approccio alla figura di Chiara Ferragni, il personaggio social che ha fatto la storia dell'influencer marketing.
In passato, come potrai vedere andando avanti nella lettura, abbiamo lodato la genialità di Chiara Ferragni nel costruire un impero autonomo dal valore di 40 milioni di €, sottolineando la sua capacità imprenditoriale e la volontà di trasformare la passione per la moda in un lavoro a tutti gli effetti.
Eppure, il recente caso mediatico che coinvolge Chiara Ferragni e Balocco ci ha spinti a riflettere sui nostri valori aziendali e sull'etica del business e sul fatto che vogliamo assolutamente prendere le distanze da questa storia, fatta solo ed esclusivamente di melma.
Il pandoro griffato Chiara Ferragni è stato un flop
Ciò che è accaduto è ormai di dominio pubblico, ma faremo comunque un piccolo riassunto per chiarezza: Chiara Ferragni è stata multata per 1 milione di € per "pratica commerciale scorretta" nella pubblicità del pandoro Balocco 2022 (un episodio accaduto realmente più di un anno fa). L'iniziativa, lanciata in collaborazione con l'azienda, faceva intendere ai consumatori che l'acquisto del pandoro avrebbe contribuito a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino. La realtà dei fatti è un'altra: Balocco ha effettuato una donazione di 50 mila € mesi prima, mentre le società riconducibili a Chiara Ferragni hanno incassato, grazie alla sua immagine, oltre 1 milione di €.
Ci sembra doveroso, visto che ci occupiamo proprio di business e di aziende, comunicarvi che questa partnership per la Balocco non è stata affatto redditizia, ha infatti ammesso un esito «deludente» della campagna, nonostante «la forza attrattiva dell’artista». Anche Frank Merenda, imprenditore e divulgatore, in un post social scrive: “Giusto per parametrare due dati: solo su instagram la Ferragni ha 29,7 milioni di follower. Non è riuscita a far vendere nemmeno 290.000 pandori, dei prodottini dal costo di 9€, con una parte della produzione (72.000 pandori sui quali si sta indagando per spreco alimentare) che è andata buttata. Nemmeno facendo leva sul dolore lancinante di bambini che soffrono di osteosarcoma. Meno dell'1% di tasso di conversione senza considerare che Balocco da sola è già un rinomato player del settore quindi il dato non è nemmeno imputabile a lei. Avesse sponsorizzato un brand sconosciuto ne avrebbe venduti probabilmente tre, due a Fedez e uno a sua sorella.”
Insomma, alla fine, la perfomance di questa vendita è stata a dir poco scadente. Questa è anche la prova che sì, l’influencer marketing è sicuramente la nuova strada della pubblicità, ma non funziona per tutte le aziende e soprattutto non tutte le influencer funzionano per tutte le aziende.
Lo diciamo spesso ai nostri partner, non è tutto ora ciò che luccica, ma cosa ancora più importante le startup non hanno bisogno di qualcuno di noto che racconti il loro progetto. Le startup hanno bisogno di fondamenta, di basi solide che permettano di trovare il giusto spazio di mercato, costruire la proprio nicchia, smettere di competere, smettere di partecipare alla guerra dei prezzi imposta dal mercato e aumentare così il fatturato. Le startup hanno bisogno di qualcosa di più concreto, di una direzione e non di una storia postata sui social.
L’hashtag #PINKCHRISTMAS è un hashtag SANO
Ora, in quanto Pink Different, ci identifichiamo con valori quali l’onestà, il progresso, la gentilezza e crediamo fortemente nel potere della comunicazione ed il motivo è molto semplice: si può trovare SEMPRE il giusto modo di dire qualcosa.
Per tutto questo e per tanto altro riteniamo quindi fondamentale allineare la nostra comunicazione e l'hashtag #PINKCHRISTMAS a principi etici e trasparenti.
Che sia chiaro: l’hashtag #PINKCHRISTMAS sarà per noi SEMPRE un hashtag sano.
Nel nostro manifesto aziendale, che puoi leggere qui, affermiamo la nostra ricerca dell’abbondanza in ogni campo. Anche nel campo del denaro. Perché ricordiamolo: i soldi, se utilizzati in modo corretto, possono fare molte cose positive. E poi, in tutta sincerità, è anche giunto il momento di eliminare la credenza del “chi è ricco, è brutto e cattivo”. Perché credeteci, non è così: una percentuale significativa della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà, semi-povertà, eppure quest’etichetta non rende una persona “bella e buona” a prescindere.
Ad ogni modo, in risposta a questo incidente, Chiara Ferragni ha pubblicato un video (palesemente preparato a tavolino) in cui si scusa con le lacrime agli occhi, promettendo di devolvere 1 milione di € all'ospedale Regina Margherita di Torino.
Come se tutta questa storia fosse davvero solo una questione di soldi e di beneficenza.
Come se tutta questa storia non nascondesse qualcosa di molto più grande e di oscuro.
Come se, davvero, fossero questi i grandi problemi da superare.
Ci tenevamo quindi a sottolineare che la storia di Chiara Ferragni è stata sì fonte di ispirazione per molti (e ce lo auguriamo di cuore se vi siete ispirati leggendo il nostro articolo), ma oggi è per noi necessario trovare un equilibrio tra l'ammirazione per il successo passato e la necessità di valutare le azioni presenti in base ai nostri principi fondamentali.
Questo è il motivo per cui da questo momento in poi, leggerai comunque la storia di successo che abbiamo scritto nel 2020 per ispirare chi ha un progetto, un sogno, una passione e vuole farlo diventare il proprio lavoro.
Buona lettura! 😊 P.S. L’ultimo nostro pensiero riguardo tutta questa vicenda, lo trovi alla fine dell’articolo!
In questo articolo vi parliamo di Chiara Ferragni, la fashion blogger più famosa e l’influencer italiana più seguita del mondo. C'è del genio? Azzarderemmo un sì, considerando la sua intuizione sull'avvento dei social. È così che la ragazza cremonese dal viso angelico e dal portamento elegante ha costruito un impero in piena autonomia dal valore di 40 milioni di €.
Non c’è bisogno di molte presentazioni per descrivere l’innata capacità imprenditoriale di Chiara, ma c’è un aspetto che non va sottovalutato: la sua voglia di rendere la passione per la moda un lavoro a tutti gli effetti; un lavoro coinvolgente che riempie le sue giornate e che le fa pensare di non aver sprecato nemmeno un attimo della sua vita.
Anche noi ci siamo costruiti un lavoro che ci permettesse di coltivare le nostre passioni. Crediamo che il lavoro debba essere uno strumento per alimentare e amplificare la persona che siamo, o meglio, la persona che decidiamo di essere. Ci piace nutrirci della nostra passione, lavorare sodo e divertirci allo stesso tempo, continuare a crescere e svegliarci la mattina con il sorriso e l’ardente desiderio di raggiungere i nostri obiettivi.
Chi era Chiara prima di diventare Chiara Ferragni?
Una ragazzina acqua e sapone con la passione per la moda, un utilizzo ossessivo e alquanto fastidioso della «k» al posto del «ch» e un impegno minimo nello studio. Si dedicava il giusto, senza mai strafare e cercava di andare oltre il solo voto accademico. Parlava tanto, aveva idee e cercava il confronto con chiunque.
Chi ha conosciuto Chiara ai tempi del liceo la descrive come una ragazza risoluta e determinata. Aggettivi che a primo impatto non alludono però a niente di straordinario. Eppure una delle sue insegnanti la ricorda così: «Alcuni compagni della sua classe la amavano, letteralmente. Altri però la odiavano e la stessa cosa valeva per noi professori. Intelligente, sveglia e dalle idee rivoluzionarie per alcuni di noi. Per altri, tutto fumo e niente arrosto».

Vi ricorda qualcosa?
Chiara faceva parlare di sé già a quei tempi. È sempre stato così, ha spaccato in due le opinioni di chi le stava intorno. La sua forza però è propria questa: non ti lascia indifferente. Ha avuto un’intuizione e l’ha portata avanti e questa stessa intuizione poi l’ha portata lontano, molto lontano.
Dopo il liceo si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Giurisprudenza e per provare a dare forma alla sua idea, quella di diventare una fashion blogger.
Così nel 2009 apre il suo blog “The Blonde Salad”, un luogo in cui dà libero sfogo alla sua passione per la fotografia e in cui inizia a pubblicare i suoi autoscatti (quando ancora il termine selfie non esisteva). Racconti della sua vita milanese e consigli su come unire capi d’abbigliamento per un outfit pazzesco. Nulla che non le venisse spontaneo. Chiara è esattamente così come la vediamo: una voglia matta di condividere la sua quotidianità e provare ad aiutare qualcuno, che di moda magari non se ne intende. L’investimento iniziale del progetto è stato di circa 500 euro, che le sono serviti per acquistare una macchina fotografica, il dominio online e favorire un buon posizionamento.
Nessun grande investimento ha permesso a Chiara Ferragni di diventare qualcuno.
Gli inviti alle sfilate di moda non tardarono ad arrivare, Chiara ne era entusiasta ma notò un distacco emotivo e umano con tutti coloro che vi partecipano. La reputavano troppo piccola, incapace, con poca esperienza nel settore e evidentemente non capivano tutta l’importanza che gli veniva data. Era chiaro che non la volessero lì, il mondo della moda è definito dai più come “un campo serio” per ospitare una ragazzina bionda che posta qualche foto sui social.
Chiara ha continuato dritto per la sua strada, si è presentata alle sfilate e ha sfoggiato il suo sorriso migliore. Per lei essere lì era utopico e nessuno sapeva quanta strada aveva già fatto per meritarsi quel posto. Con il tempo poi è diventata anche stilista: ha creato e firmato diverse collezioni di moda. Ad oggi, infatti, tutti riconosciamo ormai il suo famoso marchio, rappresentato da un brillante occhio azzurro.
Il resto è storia: quella di una ragazza bionda dagli occhi azzurri che non ha mai avuto paura di buttarsi dal trampolino.
Ha saputo trasformare la sua passione in un impero che oggi vale più di 40 milioni di €. Quella di Chiara è una storia di successo imprenditoriale, iniziata da un’idea dettata da un sogno, e che è diventata addirittura un caso di studio della Harvard Business School.
“The Blonde Salad” ha raggiunto 12 milioni di visite mensili dopo soli due anni. E oggi con più di 28 milioni di follower sul suo profilo Instagram, guadagna fino a 82,000 $ con un solo post sponsorizzato da case di moda, attestandosi come l’influencer di tale settore più importante al mondo secondo Forbes. Oggi nella sua azienda opera uno staff di 80 dipendenti che gestiscono un settore e-commerce proprio.
Cosa puoi prendere da questa storia:
- Esci dalla tua zona di comfort.
- Bene o male, purché se ne parli.
- Non sminuire le tue idee, potrebbero essere vincenti.
- Se non puoi prevedere il cambiamento, impara a muoverti nel suo vento.
"Non volevo diventare famosa. Non era questo il mio obiettivo. Però volevo fare qualcosa che avesse un senso".
- Chiara Ferragni
Le ultime considerazioni
Non cancelleremo l’articolo precedente dal nostro blog per motivi che abbiamo già precedente spiegato: la sua resta comunque una storia di successo e ci auguriamo che tu riesca a prenderne ovviamente il buono.
Per il resto, ci sembra assurdo che praticamente un anno dopo la vendita di questi pandori sia stato comunicato “il fattaccio” e guarda caso… proprio nel mese di dicembre, dove la maggior parte degli italiani ha spostato il focus proprio sulle feste, sulle lucine e sui dolciumi.
Hanno spostato l’attenzione di tutti su un argomento futile, rispetto a tanti altri argomenti seri che ci sarebbero da affrontare.
Roberto Re, in una delle sue recenti newsletter, scrive: “Quale lezione possiamo apprendere da questo scandalo? Nessuna, a parer mio. Nessuna che possa davvero impattare positivamente nelle nostre vite.”
Nessuna, siamo d’accordo anche noi. O, forse, solo una: se hai intenzione di creare un business, fai in modo che sia retto da sani valori, altrimenti, non si chiama business, si chiama truffa.
"Le brave persone non hanno bisogno di leggi che dicano loro di agire responsabilmente,
mentre le cattive persone troveranno un modo per aggirare le leggi."
Questa rubrica di “Storie di successo” è stata pensata principalmente per un motivo: ISPIRARTI.
Ognuna di queste storie può lasciarti qualcosa, sta a te coglierne il senso più profondo per trovare la tua personale chiave di volta.